(586) Il nuovo assetto del sistema di incentivazione nazionale contenuto nel decreto 8 marzo 2013 (www.incentivionline.mcc.it - aprile 2013)

 

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Requisiti e priorità degli investimenti agevolabili

 


Su quali tecnologie e settori puntare per lo sviluppo del Paese? Una breve rassegna si può ricavare dal decreto interministeriale dell’8 marzo che istituisce il Fondo per la crescita sostenibile, ovvero il nuovo assetto del sistema di incentivazione nazionale. Il Fondo prevede infatti quattro settori di intervento e per ciascuno individua requisiti e priorità dei progetti agevolabili.

Il primo ambito riguarda le agevolazioni a favore di progetti di ricerca e sviluppo che, in primo luogo, devono riguardare le cosiddette “tecnologie abilitanti”. Secondo la definizione della Commissione europea si tratta di tecnologie ad alta intensità di conoscenza, associate a un’elevata intensità di Ricerca & Sviluppo, a cicli di innovazione rapidi, a consistenti spese di investimento e a posti di lavoro altamente qualificati. Abbiamo inoltre a che fare con tecnologie di rilevanza sistemica in quanto “abilitano” l’innovazione in tutti i settori. In particolare parliamo di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie, fabbricazioni e trasformazioni avanzate, spazio.

I progetti di ricerca e sviluppo, in secondo luogo, devono permettere di raggiungere gli obiettivi individuati dal programma europeo Orizzonte 2020 sotto la voce “sfide per la società” e in particolare devono riguardare: sanità, cambiamenti demografici e benessere della popolazione, sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia, energia da fonti sicure, pulita ed efficiente, trasporti intelligenti ecologici e integrati, azioni per il clima.

In relazione ai progetti di ricerca e sviluppo i singoli bandi potranno individuare alcune priorità. Potranno essere infatti favoriti  i progetti realizzati in forma congiunta con ruolo di capofila svolto da un centro o un organismo di ricerca, quelli che prevedono collaborazioni internazionali, i programmi finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti e servizi in grado di ampliare maggiormente i mercati di riferimento, i progetti diretti a risparmio energetico o allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili o alla riduzione degli impatti ambientali e, infine, i programmi di sviluppo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione.

Il secondo settore di azione individuato dal Fondo per la crescita sostenibile è quello del rafforzamento della struttura economica del Paese. Si tratta in questo caso di incrementare la capacità competitiva di settori e comparti che necessitano di riposizionamento competitivo o riqualificazione produttiva, di potenziare la base produttiva delle aree in ritardo di sviluppo con particolare riferimento al Mezzogiorno, di riqualificare e riconvertire aree che soffrono di crisi industriale. I finanziamenti saranno indirizzati prioritariamente a programmi localizzati nelle regioni convergenza (Calabria, Sicilia, Puglia e Campania), che coinvolgono piccole e medie imprese, che hanno significative ricadute occupazionali e che minimizzano gli impatti ambientali.

Il terzo ambito di intervento riguarda iniziative da realizzarsi in collaborazione con l’ICE per l’internazionalizzazione delle imprese e l’attrazione di investimenti esteri. Il Fondo interverrà per favorire l’elaborazione di adeguati modelli distributivi, lo sviluppo di piattaforme di e-commerce e di franchising per Pmi, diffusione e tutela del Made in Italy, partecipazione a fiere e gare internazionali, realizzazione di una strategia di internazionalizzazione.

L’ultimo campo definito dal decreto dell’8 marzo ha una caratterizzazione meno puntuale. Si tratta infatti di intervenire a favore di progetti speciali diretti alla riqualificazione competitiva di specifiche aree tecnologico-produttive strategiche per la competitività nazionale. Questi progetti potranno contemplare una pluralità di interventi anche di natura non agevolativa (per esempio di semplificazione normativa) finalizzati alla creazione di nuova occupazione o alla salvaguardia di quella esistente.